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Domani è l'anniversario della strage di Capaci. Diciassette anni fa sono stati uccisi Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta.
Abito a Milano e sono un giornalista. La scorsa estate, una sera, ho visto la trasmissione di Carlo Lucarelli, Blu Notte, sulla mafia al Nord: raccontava il radicamento dei clan malavitosi nell'Italia settentrionale (qui il video). Per qualche settimana non ci ho pensato più. Poi, un sabato pomeriggio, ero in macchina e mi sono perso nelle traverse di via Padova. Una zona descritta nel documentario di Lucarelli. Avevo bisogno di una cartina geografica per orientarmi. E ho pensato: "Ma esisterà una mappa dei clan a Milano?". Si, esisteva. L'ha disegnata l'associazione Codici (qui).
Poi mi sono ricordato delle elezioni in Kenya, all'inizio del 2008: un gruppo di sviluppatori software del Sudafrica ha provato a tracciare gli incidenti e gli episodi di corruzione attraverso una mappa online, quella di Ushahidi. che poi è diventata un successo, utlizzata da Al Jazeera nella crisi di Gaza e durante le recenti votazioni in India.
Una mappa per raccontare, per coinvolgere, per diffondere la democrazia. Già, ma raccontare cosa? La storia della criminalità organizzata in Italia spesso è una storia di tribunali, guerre, omicidi. Ma se alcuni clan sono famosi nel mondo (per esempio, i cosiddetti Corleonesi), altri restano nell'oscurità. E sono tanti. Soprattutto in Lombardia, secondo la Relazione della commissione parlamentare antimafia guidata da Francesco Forgione (qui il documento). E allora: perché non provare a narrare la storia di ogni gruppo criminale?
Su internet esiste una documentazione immensa negli archivi dei quotidiani e dei settimanali. E poi decine di volumi in libreria e nelle biblioteche. Tante associazioni che da anni si occupano di mafia.
Allora: mettiamo insieme tutto in una mappa. Sarebbe un'opera enorme per un singolo giornalista: diventa importante la collaborazione di chi condivide l'esigenza di farlo. Lo spazio più adatto sembra essere l'enciclopedia libera di Wikipedia. Per quanto ne so, è il primo progetto di giornalismo d'inchiesta in crowdsourcing proposto da un giornalista, ma senza il marchio di un giornale. Con la convinzione che la collaborazione con i lettori/reporter e la valorizzazione delle informazioni in pubblico dominio sia una frontiera importante per il giornalismo. Allo stesso tempo, è un progetto di obbedienza civica ai valori di democrazia, trasparenza, legalità.
Guarda la mappa e, se vuoi, partecipa
Eyes wide shut project. Chapter two.
per A.P.
(la foto è di payhere by Flickr)
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Aggiornamento 6 febbraio 2011. ATTENZIONE: dalla metà di gennaio 2011 ci sono problemi tecnici nella visualizzazione delle mappe. Se non riuscite a vederle, premete i tasti "ctrl" + "r", oppure il tasto F5: servono per aggiornare i contenuti della pagine. Se necessario premeteli anche una decina di volte: le mappe appariranno con tutte le informazioni.
Ti ringrazio. E' una strada tutta da esplorare.
La tua iniziativa mi pare interessante per molte ragioni. Chi si serve degli strumenti messi a disposizione dai nuovi media per applicare e sviluppare opere di sensibilizzazione, merita stima oltre che attenzione.
La nostra è una società che si occupa di contenuti, community e crowdsourcing. Avevamo già parlato di Ushahidi sul nostro blog. E siccome mi pare valga la pena di rilanciare, ti anticipo che questo pomeriggio faremo un post per diffondere questo tuo appello.
alle 02:55
ldi
FANTASTICO!