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il dilemma dei giornali online: pagare o non pagare?

Luca Dello Iacovo avatar Martedì 11 Agosto 2009, 21:28 in di Luca Dello Iacovo

Pagare per l'informazione online. Il dibattito arriva in Italia. Sono mesi che Murdoch lo ripete, ha deciso che il primo sarà il Sunday Times (inserto settimanale del Times). Il Financial Times ha annunciato che, oltre agli abbonamenti, singoli articoli saranno a pagamento per i lettori non abbonati (dieci saranno gratuiti ogni mese, poi scatta la tariffa "a consumo").

Ma la questione di cosa far pagare e come è tutt'altro che chiara.

Nei principali giornali anglosassoni molti articoli della carta stampata arrivano sul web: basta confrontare le edizioni online e cartacee di Finacial Times, Wall street journal e New York Times. Non è così in Italia, come ha ricordato Vittorio Zambardino (via Tedeschini Lalli): non sono molti gli articoli che dai giornali passano ai rispettivi siti web (in particolare, è raro, tranne poche e rilevanti eccezioni, che le inchieste siano pubblicate dalle testate giornalistiche su internet: più spesso sono citate da blogger o rassegne stampa). La separazione c'è già.    

E ancora: come far pagare i lettori? Nel dubbio, il New York Times ha chiesto agli abbonati dell'edizione cartacea se erano disposti a pagare 5 dollari al mese per accedere al suo sito web, cioè 60 dollari all'anno (il Wall street journal di Murdoch ne fa pagare cento unicamente per l'edizione online che include anche articoli non disponibili gratuitamente sul web). Non è diffuso l'acquisto di singole notizie, ricorda Luca De Biase. E la Fieg annuncia un comitato che studierà " le possibili formule - dai micropagamenti per singoli accessi a forme di abbonamento mensile o annuale - lasciando poi libertà di scelta agli imprenditori" (via Marco Bardazzi). 

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12 Ago 2009
alle 09:53

Alessio

LA questione è interessante, ma poi si sposterà su tutta l'informazione online. Mi spiego: è ovvio che giornali come Il Corriere o Repubblica possano pensare a una versione a pagamento del loro sito. Sono conosciuti, la gente va a visitarli a prescindere e, forse, sarebbe disposta spendere 5 euro al mese per accedervi.
Più complesso è il discorso dell'informazione di nicchia. Come i blog. Come, a esempio, Blogosfere. Ci sono alcuni blog che, probabilmente, potrebbero far pagare uno-due euro al mese ai propri lettori, vista la qualità dell'informazione. E, con numeri più che discreti di accessi, questo significa un bel guadagno. Ma così si rischierebbe di perdere i nuovi accessi. Chi potrebbe conoscere "Comunità digitali" se non vi può accedere se non a pagamento?

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