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Il Grande fratello balla e canta. Come in un panopticon rovesciato, non è il potere a osservare le masse, ma le masse a guardare incantate il potere. Che diventa misura pubblica degli eventi, delle emozioni, degli orizzonti. Si ammira, si sogna, si desidera imitando l'aleph dove convergono gli sguardi. Più che il Grande Fratello, è Medusa: gli spettatori restano pietrificati nel suo immaginario. Guardare altrove (più avanti, indietro, obliquamente) non è facile. Gesto inconsulto. Inenarrabile perché difficilmente condivisibile, se tutti gli spettatori guardano esclusivamente il medisimo palcoscenico. Sorvegliare e punire, dunque, non spetta a Medusa: è funzione interiorizzata degli spettatori che non vogliono essere disturbati. Più che la volontà, poté l'indifferenza.
Pochi giorni fa è stato l'anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini (già nel 1975, quando morì, Oriana Fallaci disse che Pino Pelosi non era l'unico presente sulla scena del delitto). Non è stato profeta, Pasolini: osservatore lucido, ha raccontato quello che ha visto senza distrarsi ("Io so, ma non ho le prove": ascoltate il discorso fino in fondo, poi andate a scoprire le prove che già allora abbondavano). Ha mostrato il re nudo. Non solo: ha perfino denudato la corte del potere davanti alle telecamere: Salò o le 120 giornate di Sodoma (qui il link al video, con le "regole della casa"). Un'analisi talmente accurata da essere piuttosto attuale.