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Inception: l'inconscio come insiemi infiniti

Luca Dello Iacovo avatar Sabato 2 Ottobre 2010, 23:31 in di Luca Dello Iacovo

Si sogna per immagini, non visualizzando parole scritte su un foglio bianco. Ma sostantivi, verbi, congiunzioni sono collegati con verità profonde, rivissute nei sogni. E la memoria ricorda le idee soprattutto per immagini. Ma può ingannare.
Inception è un viaggio nell'inconscio e in rapporti fondamentali come la relazione tra padre e figlio. Ignacio Matte Blanco, psicologo cileno compagno di studi di Salvador Allende, sosteneva che la logica matematica potesse contribuire a descrivere l'inconscio, così inafferrabile per le parole, così diretto nei sogni. Ha scritto un saggio bellissimo, "L'inconscio come insiemi infiniti". Richiama Borges, Aristotele, la matematica del Novecento con Georg Cantor (ricordato anche da David Foster Wallace). Verità controintuitive. Una parte può essere più grande del tutto. Una scala può essere circolare senza portare a nessun piano superiore o inferiore, come mostrano i disegni di Escher.

La tastiera come mezzo principale d'interazione ha (ri)abituato a esprimersi con parole scritte: sms, chat, email. Costruzioni lineari di senso. Con tablet e touchscreen aumenta anche lo spazio per comunicazioni non verbali, intuitive, immediate. Giochi, analogie, sinestesie, sogni. Con logiche specificihe: dove il presente coesiste con il passato e il futuro. In un gioco di scatole cinesi. Come Inception.

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