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Il dilemma di Assange (e della fiducia)

Luca Dello Iacovo avatar Sabato 4 Dicembre 2010, 20:28 in idee di Luca Dello Iacovo

Magistrale riflessione di Evgeny Morozov sul Financial Times. Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, si trova davanti a un bivio. E con un lui un pezzo della filiera dell'informazione online. Può diventare l'esempio per una guerriglia elettronica globale a partire da rivelazioni e denunce. Con un vago obiettivo di destabilizzare l'assetto globale, interferire nelle comunicazioni di network consolidati, come dichiara in un vecchio saggio. In questo momento, è una strategia che si traduce in una spina nel fianco per gli Stati Uniti. E peggiora tutte le relazioni internazionali. Oppure, Assange può gettare le basi per un'etica dell'informazione più profonda: essere consapevole che Wikileaks è un frammento utile se aiuta la trasparenza nelle comunicazioni e nelle relazioni. Se facilita le discussioni, e non le ostacola. Ricordando che la trasparenza non è un valore in sé, come insegna Larry Lessig nel suo Against Transparency: perché, se applicata alla politica, riduce qualsiasi discussione ai finanziamenti in denaro, non ai valori. Annichilisce la fiducia. E, dunque, facilita un ambiente in cui la corruzione è conveniente perché è considerata generalizzata. Lo fanno tutti. Il discorso di Roberto Saviano nelle puntate di "Vieni via con me", invece, dimostra l'opposto: credere nell'onesta è un valore, ha valore, genera valori. Ma le fondamenta sono in un discorso sul palcoscenico pubblico, non in una guerriglia che ricorda drammatiche esperienze del secolo scorso.

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