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L'attacco al PlayStation network sarebbe arrivato attraverso un server offerto dal servizio cloud di Amazon. Scopri su Blogosfere il retroscena
Impegnata nelle indagini sul caso del PlayStation Network abbattuto per rubare milioni di carte di credito - secondo l'ipotesi più accreditata - l'Fbi potrebbe interrogare i dirigenti di Amazon come persone informate sui fatti dopo le rivelazioni di Bloomberg.
L'agenzia di stampa Usa ha appreso da una fonte il cui nome è tenuto segreto che l'intrusione nei server di Sony sarebbe avvenuta attraverso il sistema cloud di Amazon. La quale, a sua volte, aveva registrato problemi di connettività nei giorni precedenti l'attacco al Psn, facendo finire down Quora, Foursquare e Reddit.
Secondo la ricostruzione di Bloomberg i cracker responsabili dell'attacco avrebbero noleggiato un server cloud da Amazon e tramite un alias, senza commettere alcuna violazione nei confronti dell'ospite, avrebbero sferrato da lì l'attacco. Questo sì un serio progetto da banditi, altro che gli attacchi DDoS di Anonymous con cui se l'è presa Sony, nonostante la smentita degli hacktivisti.
No comment da parte di Amazon, che però - dopo le rivelazioni - potrebbe essere chiamata a dare spiegazioni dall'Fbi, la quale pure pare brancolare nel buio. Bocche cucite anche a Sony, che ancora non ha riattivato il Psn a tre settimane dallo stop deciso a tre giorni dall'intrusione.
Intanto un ricercatore ha dichiarato di aver trovato on line un file di log di Sony da cui emergerebbe che il PlayStation Network sarebbe stato scansionato in cerca di falle dal 3 marzo al 15 aprile, una settimana prima dell'attacco che lo affossò.
Se l'operazione dovesse essere confermata, potremmo trovarci davanti a una battuta d'arresto nello sviluppo del cloud computing simile a quella subita dal dibattito sul nucleare in Italia e negli altri paesi in cui si discuteva dell'argomento quando si è verificato il disastro di Fukushima.