Linux: intervista a Stefano Zacchiroli, Debian Project Leader. "Per essere parte di Debian ora basta molto poco"

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Blogosfere intervista in esclusiva Stefano Zacchiroli, l'italiano divenuto uomo di riferimento nel mondo dell'open source come Debian Project Leader.

zack-5.jpgStefano Zacchiroli è un’italiano emigrato a Parigi per la causa del software libero. E’ stato nominato Debian Project Leader un anno fa e riconfermato nel ruolo due mesi fa. Debian è forse la più diffusa distribuzione Linux, su cui si basano molte altre come Ubuntu, di cui ho recentemente pubblicato una guida.

Ciao Stefano, avevo la curiosità di farti questa domanda: cos’è e cosa vuole essere oggi Debian?  

Debian è un progetto, un gruppo di persone unite da ideali comuni, che crede sia possibile, oggi, realizzare il migliore sistema operativo esistente usando solo software libero e lavorando su base volontaria. In questo senso Debian è molto di più di una distribuzione GNU/Linux, forse persino un ideale di partecipazione nell’ecosistema del software libero. Non è forse un buon motivo per usarla sul tuo laptop, ma molti usano Debian per questo motivo. 


Che cos’ha di diverso dalle mille distribuzioni Linux?

Debian ha molte caratteristiche rare, ne cito alcune: un’attenzione maniacale per la qualità; il fatto che tutti i pacchetti siano uguali e non divisi in pacchetti di prima o seconda classe; la possibilità di interagire, da utenti, con maintainer che sono esperti del software che mantengono e non solo delle tecniche di pacchettizzazione; la garanzia che tutto il software presente in Debian sia libero; etc.  In ultimo, Debian offre la possibilità di scegliere, una caratteristica che sembra divenire sempre più raro nelle distribuzioni concorrenti.

In questo anno e poco più in cui sei stato al timone di Debian, quali sono state le decisioni più difficili che hai dovuto prendere?

Debian è un gioco di squadra, nel quale il project leader è un coordinatore, le decisioni che ho dovuto prendere in tale ruolo, anche se difficili, non sono poi così interessanti… Sono invece molto orgoglioso di molti cambiamenti che sono avvenuti in Debian durante il mio primo anno come project leader, anche se i meriti sono tutt’altro che solo miei. In particolare, sono orgoglioso del messaggio forte che abbiamo dato alla comunità Debian, affermando chequalsiasi tipo di contributo riconoscibile è valido per potere diventare membro del progetto Debian. Prima di allora, per un motivo o per l’altro, Debian aveva permesso il formarsi di una cultura nella quale solo i maintainer di pacchetti potevano, di fatto, ambire a diventare membri del progetto e quindi a potere votare per le decisioni importanti al suo interno. Oggi non è più così ed abbiamo già svariati membri di Debian che lo sono in quanto traduttori, web master, porter, giornalisti, artisti grafici, etc. 

Sento dire che Debian diventerà una rolling release, che significa?

Debian testing è una distribuzione nella quale nuove release di software arrivano giornalmente, a patto che siano state testate per almeno 10 giorni e che non vi siano stati trovati bug particolarmente gravi. La differenza tra Debian testing ed altre distribuzioni che si dicono “rolling” è che Debian testing è pensata come uno strumento interno per preparare release di Debian stable, non per utilizzatori finali, benché sia una scelta molto popolare in quanto offre un ottimo mix. Per ottenere un prodotto simile a Debian testing, ma pensato per gli utilizzatori finali, dobbiamo apportare qualche cambiamento. Non abbandoneremo la Stable però, la Rolling semplicemente l’affiancherà.

Mark Shuttleworth, leader di Ubuntu, ha detto di volere 200 milioni di utenti per Ubuntu in 4 anni: ci credi? 

Secondo Google, sono stati attivati oltre 100 milioni di dispositivi Android, che è basato su GNU/Linux: chi avrebbe pensato che ciò fosse possibile solo 10 anni fa?  Non sono abituato a fare scommesse, ma se Mark ci crede, significa che ha in tasca qualche accordo con produttori di hardware (pare siano in arrivo i netbook Asus con Ubuntu, ndr) sul quale verrà venduto Ubuntu pre-installato; se è così, quella cifra non è per niente irraggiungibile, anzi.

Ma quanti passano da Ubuntu a Debian?

I migliori modi che abbiamo di dare dei numeri di utilizzatori, senza violare la loro privacy, sono quelli della vendita di dispositivi. In un progetto indipendente come Debian non abbiamo tali numeri e, francamente, ci interessano il giusto visto che non abbiamo budget di vendita o assistenza da far quadrare. Ciò che ci interessa è invece che le migliorie apportate nelle distribuzioni basate su Debian ritornino a casa. Sono molto contento di osservare un flusso costante di sviluppatori Ubuntu che diventano sviluppatori Debian. Significa che stiamo facendo un buon lavoro nello spiegare la nostra filosofia e nello spiegare che la missione, per tutti, dovrebbe essere il successo del software libero in generale, più che il successo di una singola distribuzione.

Come si fa a partecipare a Debian?

Abbiamo bisogno di molti tipi di contributi differenti. Il modo più semplice, ma pur sempre utilissimo, di contribuire è quello di riportare bug. Per farlo basta utilizzare il programma reportbug che è installato di default su qualsiasi macchina Debian e dispone sia di interfaccia utilizzatore grafica che a riga di comando, per i più smanettoni. Dal bug report in poi, esistono diverse strade per contribuire. Una strada comune è quella del pacchettizzatore, quella cioè di chi vuole prendersi cura di uno o più pacchetti software che formano la distribuzione Debian. Per cominciare lungo questa strada il modo migliore è quello di dare un’occhiata ai bug riportati su di un pacchetto che ti è caro accedendo all’indirizzo http://bugs.debian.org/NOME-PACCHETTO. Per ognuno dei bug riportati si può verificare se sia riproducibile o meno, inviando ulteriori informazioni in entrambi i casi, passando poi a proporre patch che lo risolvano. Da lì, il passo a volere divenire il “maintainer” del pacchetto è breve.

Grazie, non credo però di essere in grado.

L’altra strada è quella di contribuire con tutte quelle abilità non di pacchettizzazione che sono utilissime per qualsiasi progetto software libero: arti grafiche e multimediali, scrittura, redazione di documentazione, etc. Per i lettori interessati in questi ambiti alcuni buoni punti di partenza sono la homepage del team Debian Publicity e quella di Debian Art. Più in generale, la pagina Teams contiene una lista di molti dei team di Debian, dove i contributori interessati possono cercare qualcosa che corrisponda alle loro abilità. Seguendo qualsiasi delle due strade, dopo che il contributore ha mostrato di condividere i valori di Debian e di essere sia interessato che capace di contribuire, è possibile divenire membri ufficiali del progetto Debian (AKA “Debian Developers”).

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