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Il codice di Timu è una minaccia per il mondo dei blog

Venerdì 16 Dicembre 2011, 12:37 in Techidiano di

La proposta del fondatore di Nova De Biase finirebbe con il declassare chi non aderisce al codice etico dei blogger.

Screen Shot 2011-12-16 at 12.28.35.jpgNei giorni scorsi Luca De Biase, fondatore dell'inserto Nova del Sole 24 Ore e presidente della fondazione Ahref, ha lanciato l'iniziativa di un codice etico per i blogger attraverso la piattaforma aperta Timu che fa capo ad Ahref. La proposta di De Biase spaccherebbe in due l'universo dei blogger: da una parte quelli con un'etica, certificati da un bollino blu (come l'ha definito Il Fatto) consegnato a chi sottoscrive il codice di Timu, e dall'altra tutti gli altri blogger faziosi, imprecisi, inaccurati e che vivono ai confini della legalità.

Il codice proposto da De Biase si articola infatti in quattro punti: accuratezza, imparzialità, indipendenza e legalità. Sono, in sintesi, le semplici regole d'oro del giornalismo - riprese dai manuali interni di Reuters, Bloomberg, Dow Jones, Nbc e Newsweek scrive Il Fatto. Ogni blogger quindi dovrebbe avere il tesserino da giornalista? Ma che scherziamo?

Il blog è il mio megafono e nessuno mi deve impedire di dimostrare per chi tengo ha scritto Rudy Bandiera sul proprio bolg e non posso che condividere. Quanto alla legalità e all'accuratezza, credo che non ci sia bisogno di un codice etico che mi ricordi l'esistenza di leggi ad hoc.

Ancora De Biase dal proprio blog:

Se una persona vuole fare informazione in rete può voler dichiarare che intende anche verificare le fonti, tentare di dare notizie accurate e complete per quanto possibile, dichiarare in modo trasparente i suoi eventuali conflitti d'interesse, rispettare la legge. Per dichiarare queste cose può mettere il bollino di Timu. È un altro gesto di generosità nei confronti dei suoi lettori.

Vorrei ricordare come nei giorni scorsi alcuni giornalisti di Corriere e Stampa avessero accreditato l'esistenza di un account di Mark Zuckerberg su Twitter attraverso i propri tweet. Con questi come la mettiamo?

Io non mi iscrivo a nessun club dei blogger più fichi. Non intendo verificare le fonti, non intendo dare notizie accurate, non ti renderò mai partecipe dei miei conflitti di interesse e violerò la legge. Se poi Comunità Digitali ti piace e vuoi continuare a leggerlo, sappi che siccome non aderisco al codice di Timu sarò considerato un blogger di serie B indipendentemente da cosa tu, lettore, possa pensare.

A me tutto questo progetto sa di censura e discriminazione, benché ci siano colleghi che stimo come Guido Romeo che ne sono entusiasti. Per me un blogger è come un hacker e ha un codice etico non scritto a cui aderisce. Prendi Anonymous: una volta che quello spirito si è dissolto è andato in mille pezzi. Quanto ai giornalisti italiani, ci metto poco a fare il nome dei vari Minzolini o Santoro (i primi che mi vengono, a caso, uno per parte): la fiducia e l'apprezzamento che ne ha la gente dimostra che il tesserino e il codice etico non sono una garanzia per tutti.

In poco tempo il valore del codice di Timu diventerebbe pari a quello del tesserino da giornalista, un semplice riconoscimento di appartenenza a una casta.

Secondo me il giudizio sta al lettore. Punto.

7
7 commenti
7
16 Dic 2011
alle 22:40

Riccardo

Io dico che oggi chi fa informazione e si identifica in una figura professionale, blogger, pubblicista, giornalista fa comunque parte di una casta... e come in tutte le attività ci sono i più bravi e i meno bravi...

Mi identifico in questo pensiero di Duccio...

E qui torniamo al punto di De Biase. Qui non c'entrano le caste, ma le regole dell'informazione. Che vanno al di là di Ordini o codici etici. Alla fine, è vero che un buon blog viene premiato dai lettori e, quindi, chi viene considerato credibile e affidabile "vince". Ma garantire in qualche modo al lettore occasionale di essere finito su un blog credibile dovrebbe essere un aiuto proprio ai cittadini. Soprattutto nel mondo di internet, dove tramite i motori di ricerca si finisce per leggere notizie da fonti sconosciute e senza garanzie di affidabilità.

Con questo pensiero si chiude il cerchio... se scrivo una cavolata e non seguo le regole dell'informazione non c'è casta che tenga e non esiste serie A, serie B, serie C....

Oltretutto non dimentichiamoci che la figura del blogger sta cambiando...

Il blogger si avvicinerà sempre più al codice del giornalismo... certo non quello tradizionale... 

Il blog è il "mio megafono"... sì ok... ma se nessuno ti legge... parli al vento... che senso ha...

6
16 Dic 2011
alle 16:02

simo

chi vuol essere trasparente può gia farlo oggi, anche senza bollini, dicendo chiaramente da chi e quando prende soldi o regali.

5
16 Dic 2011
alle 15:47

Silvio Gulizia

@duccio

ovviamente quando dico che non verifico le fonti e violo le leggi sto facendo dell'ironia. Se non sottoscrivo il codice, verrò considerato uno che non verifica le fonti, viola le leggi etc?

@Luca De Biase

Il concetto alla base del codice è condivisibile, ma quello che non mi va giù è il codice stesso. Io se ho un conflitto di interessi lo dichiaro, se qualcuno mi chiede di promuovere un suo prodotto lo valuto e se mi piace lo "ospito" per parlare liberamente di ciò che mi ha presentato, facendo precedere la mia opinione. Controllo sempre le fonti, per deformazioni professionale, ma non giornalistica, da blogger: un blogger scrive di una cosa perché questa lo ha interessato. A volte magari faccio errori, come tutti. E se a volte sono ai limiti dell'illegalità, be' il mio spirito hacker non ne risente. 

Scrivo su Blogosfere perché ho totale libertà di scrittura. Che è l'essenza di un blog: libertà. Mi capita a volte di finire su blog in cui sono palesi conflitti di interessi, inaccuratezza, faziosità, pessima informazione. Cambio canale. Come davanti a certi telegionali. 

4
16 Dic 2011
alle 15:32

Duccio

Credo che il problema solleva da De Biase sia un problema reale, anche se la soluzione può non essere condivisibile. Non concordo con Gulizia quando paragona i blogger agli hacker, se non in un senso più figurato e filosofico.

Nella mia esperienza io credo di aver capito che il grosso handicap dei blog è l'ignoranza italica. Qui non si tratta di fare classifiche tra blogger di Serie A o Serie B, ma specificare i diversi gradi di blogger. Tra un adolescente che apre un suo diario personale e un professionista dell'informazione che utilizza i blog per fare informazione vi è una differenza abissale. Eppure in Italia molti non capiscono la differenza e il blogger è un blogger. Punto.

Inoltre, non concordo assolutamente con Gulizia quando dice che lui "non verifica le fonti". Questo è un dovere non del giornalista, ma di chiunque faccia informazione o, solo, voglia essere informato. Come il cittadino dovrebbe controllare dove legge una notizia, così lo deve fare chi quella notizia la diffonde.

E qui torniamo al punto di De Biase. Qui non c'entrano le caste, ma le regole dell'informazione. Che vanno al di là di Ordini o codici etici. Alla fine, è vero che un buon blog viene premiato dai lettori e, quindi, chi viene considerato credibile e affidabile "vince". Ma garantire in qualche modo al lettore occasionale di essere finito su un blog credibile dovrebbe essere un aiuto proprio ai cittadini. Soprattutto nel mondo di internet, dove tramite i motori di ricerca si finisce per leggere notizie da fonti sconosciute e senza garanzie di affidabilità.

Per capirci: l'opinione pubblica, la decennale esperienza, l'ampia documentazione che li riguarda permette a chiunque di poter giudicare un Corriere della Sera, un'Unità, un Giornale, un Santoro o un Minzolini anche alla prima lettura o visione. Ma le migliaia di fonti anonime online non hanno questa garanzia nei confronti dei lettori.

Gulizia fa questo discorso, ma il suo blog è inserito in una struttura editoriale riconosciuta come Blogosfere. Il fatto che Blogosfere gli faccia scrivere è una - seppur minima - garanzia sulle sue competenze. Se, però, Comunità digitali fosse un blog personale, senza garanzie, lo stesso lavoro dello stesso Gulizia avrebbe una credibilità iniziale minore.

3
16 Dic 2011
alle 15:25

Andrea

A parte il fatto che vi chiamate tutti Silvio :-D, beh sono con voi. Accidenti sono 20 anni che alla televisione ci propinano cose di inesistente qualità, di pochissima accuratezza, di totale dipendenza e mai nessuno che abbia chiesto un codice etico. Hanno solo tolto scene le scene di nudo, senza rendersi conto che la televisione commerciale fa molta più violenza di una scena d'amore in prima serata. E quando fai loro notare che, semplicemente, fanno cxxxxxe, ti rispondono che fanno audience per cui sono unti dal Signore e benedetti dagli italiani. Allora lasciate che anche i blogger facciano audience e che siano benedetti dagli italiani, senza dover rendere conto a voi

2
16 Dic 2011
alle 15:12

Silvio De Rossi

Condivido in pieno il pensiero di Silvio. Pur rispettando l'idea di De Biase. Fare un po' di pulizia torna sempre utile, ma temo che con il tempo la casta dei giornalisti possa lasciare il passo alla casta dei blogger. Qui siamo tutti uguali e la libertà web non è catalogabile. Cosa vogliamo fare? Un Ordine dei blogger? E magari poi una tassa annuale? E poi un esame, chiaramente a pagamento. Non so. Sono perplesso. Dopo il codice dei blogger, probabile che arriverà il codice dei Forum. E magari quello dei social network. Si rischia una pessima deriva...

1
16 Dic 2011
alle 13:10

Luca De Biase

Massimo rispetto. Per me quello che conta non è che uno si comporti in un modo o in un altro ma che sia esplicito nella scelta di comportarsi in un modo o in un altro. Questa trasparenza, che ciascuno sceglie di regalare agli altri, qualunque sia il comportamento che ciascuno sceglie di tenere, è semplicemente la premessa di una relazione civile tra le persone che si informano. Naturalmente non c'è nulla di obbligatorio. Quanto alle caste, beh, quelle vengono fuori proprio nella mancanza di trasparenza, quando si usa una posizione non per servire agli altri ma per tenere un potere: la mancanza di trasparenza genera le caste, secondo me.

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