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Cosa c'entrano le storie di @tigella su Twitter con i dodici fotografi tagliati dalla CNN? Nell'informazione di oggi la Rete è il citizen journalist
Ieri @tigella e amici hanno pubblicato Yearinhashtag, un sito in cui hanno raccolto divisi per hashtag gli eventi che hanno segnato il 2011. Il sito racconta le storie che negli ultimi dodici mesi hanno avuto risonanza sui social media prima e meglio che sulla stampa tradizionale o digitale. Ne ho parlato con Tigella per un articolo che ho scritto su Wired.it e che mi è tornato in mente quando ho letto un post su Good.is in cui si raccontava dei dodici fotoreporter tagliati dalla CNN per colpa dell'iPhone.
Cord Jefferson si pone la domanda proprio così. Divenuto la fotocamera più usata su Flickr, l'iPhone 4 ha segnato con le proprie social app un'esplosione di un fenomeno definito iphoneography. Fabio Lalli qui su Comunità Digitali ha sostenuto che l'avvento di Instagram è stata una rivoluzione pari a quella degli mp3. Fabio sottolinea bene come chi usa Instagram non sia un fotografo professionale, ma uno che "si accontenta". Motivo per cui i fotografi pro stanno migrando su 500px.
Torniamo a Jefferson. Nel suo articolo riporta una riflessione del fotografo Michael Christopher Brown che in Libia, quando gli si è rotta la fotocamera, ha cominciato a usare l'iPhone:
Usare un telefono mi ha fatto diventare meno attento alla tecnica che uso e mi ha fatto concentrare su cosa fotografo e perché. Quindi, la domanda diventa non dove penso che lo smartphone porterà la mia attività, ma dove mi porterà il mio lavoro.
Perché ho associato le due cose? In entrambi i casi si parla di citizen journalism. Tigella con il proprio account Twitter, mi ha spiegato, ha voluto raccontare cose che succedevano nel mondo, ma che i media italiani ignoravano. In un certo qual senso si è sostituita al giornalista, trasformando la Rete stessa in strumento per il citizen journalist. Nel proprio post Jefferson analizza come la CNN abbia deciso di sostituire dodici fotoreporter con immagini raccolte dai propri utenti, partendo dall'episodio dell'ultimo lancio dello Shuttle, quando a finire sulle prime pagine dei giornali fu lo scatto di una persona comune al posto di quello di decine di foto-giornalisti.
Per fare informazione oggi sono sufficienti un buono smartphone, una connessione e un blog. Certo, devi saperli usare: non tutti sono Tigella o Brown. Forse questo spaventa gente come Luca De Biase che si è spinto a promuovere il Codice di Timu per elevare alcuni blogger al di sopra degli altri, discriminando chi rifiuta di aderire a una serie di regole stabilite da una fondazione che si vuole sostituire al giudizio del lettore.