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Il diritto d'autore è il problema dell'anno. Siamo in guerra contro i distributori di contenuti multimediali che abbiamo ereditato dal passato e che non hanno un futuro.
Ieri sera l'Fbi ha chiuso Megaupload & co. con un'accusa pesantissima, che ha portato fra l'altro all'arresto dei fondatore del sito e di altri manager: associazione a delinquere finalizzata all'estorsione, al riciclaggio e alla violazione del diritto d'autore. Attraverso la condivisione di musica, film, ebook e software da parte dei propri 150 milioni di utenti registrati il gruppo ha guadagnato 175 dollari in cinque anni, sottraendone 500 milioni ai legittimi proprietari, stima il dipartimento di giustizia americano. Sedicenti membri di Anonymous hanno reagito tirando giù il sito del dipartimento e dell'Fbi, oltre a quello di Universal e un altro paio di etichette. Chi ha ragione? E che succede ora?
Megaupload sostiene che la stragrande maggioranza dei file presente sui propri server sia legale. L'Fbi l'accusa di non avere una politica di rimozione dei contenuti illegali, anzi di incentivarne la condivisione. Quindi, hanno fatto sicuramente bene a chiuderlo. Un momento: ho scaricato decine di file da Megaupload, ma mai nessuno con copyright! Ho però visto sicuramente qualche film su Megavideo, tu no?
Ho visto anche decine di partite in streaming senza chiedermi se chi le trasmettesse fosse autorizzato a farlo. Allo stesso modo in cui mi scambiavo musi-cassette con gli amici venti anni fa, mi scambio oggi mp3 con gli amici senza pormi tanti problemi. Qualcuno magari ci perde, ma quando faccio conoscere un gruppo a un amico e poi andiamo insieme a un concerto quel gruppo ha guadagnato da una mia azione illegale.
Il fatto è questo. Condividere è un concetto talmente distruttivo e di una portata tale che le leggi non possono regolarlo, devono invece adattarglisi. Forse avremmo bisogno di una tecnologia che fosse in grado di limitare a un numero stabilito per legge le condivisione del determinato prodotto protetto da diritto d'autore. Forse anche c'è, mi pare di averne sentito parlare. Si chiama social drm. In pratica, ogni file che condividi si porta dietro i tuoi dati. Se lo passi a un amico, ok. Se lo metti su Megaupload...
Condividere è un concetto nato dopo le leggi sul copyright.
I produttori di contenuti multimediali dovrebbero arrendersi al fatto che i loro prodotti verranno condivisi e cercare di trarre valore da questo. Deezer, Spotify, iTunes, Amazon stanno spostando il valore di questi prodotti dal possesso alla possibilità di fruirli via streaming. In breve non scaricheremo più i contenuti, pagheremo per averli tutti a disposizione quando vogliamo via cloud.
E ora? Chiudere Megaupload il giorno dopo lo sciopero contro la Sopa non è stata forse una gran mossa. La risposta di Anonymous ne è la prova. Ora si scatena una guerra fra gli hacker che sostengono di difendere la liberà del web e le forze dell'ordine. Dovendo scegliere, mica starai con gli sbirri vero? (per quanto legittima sia la loro posizione)
E ora? Toccherà a YouTube? Va bene che Google cerca di rimuovere i contenuti proibiti, ma con 48 ore di video caricati ogni minuto come può fare? Perché pagare per avere i diritti tv o web delle partite di calcio se poi uno si trova gli highlights su YouTube prima che da altre parti? Avranno il coraggio di toccare anche YouTube?
E ora? Dimenticheremo presto Megaupload, perché ci sono tanti altri siti che offrono lo stesso servizio. Potrebbe essere il momento buono per iniziare la riflessione sul futuro del copyright, invece le generazioni del passato tireranno avanti ancora qualche anno prolungando l'agonia di un mondo che non è già più fra noi.
Ha detto bene Sean Parker: la rivoluzione iniziata con Napster si compirà con Spotify & co. Siamo in guerra contro i distributori di contenuti multimediali del passato. Durano a morire, ma moriranno.
photo credit: peasap via photopin cc
LINK UTILI:
Megaupload e Megavideo chiusi: L'FBI arresta il fondatore Kim Schmitz.
Svizzera: scaricare film e musica resterà legale.
Tutti giù per aria su Own Air streaming e download:Dario Fo nel docufilm su ex lavoratori Alitalia.
Film download: Own Air distrubuzione cinematografica digitale sbarca in Italia.
fail!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Io penso che dovrebbe essere rivisto il concetto stesso di diritto d'autore. I libri, la musica, i film, ecc., sono forme di cultura e di espressione e non dovrebbero essere ostacolate da diritti d'autore troppo rigidi che favoriscono la baroneria. Allo stesso tempo è giusto garantire chi lavora nell'editoria, nella filmografia e nel settore musicale. Quindi la cosa migliore sarebbe se il diritto d'autore avesse un tempo limitato, ad esempio 5 anni. In 5 anni le case discografiche e cinematografiche avrebbero tutto il tempo di straguadagnare dalla commercializzazioni dei loro prodotti. Oltretutto spesso i diritti d'autore non sono nelle mani dei veri autori, ma delle grandi multinazionali del settore, per questo prima ho usato il termine baroneria. Ci vorrebbe più equilibrio tra i diritti degli uni e degli altri, come in tutte le cose. Secondo me il lavoro di Megaupload potevano farlo gli stessi detentori dei diritti d'autore, avrebbero potuto ad esempio distribuire dei contenuti vecchi e fasi pagare un abbonamento simbolico per avere un servizio tipo iCloud.
Mmmm 175 dollari in 5 anni? Che fortuna!
Correggete, ciao!
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alle 20:03
chaimaa
vaffanculo all'fbi perche scusate cosa ha fatto di male la persona che ha inventato megavideo