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Twitter è uno strumento d'informazione, ma per alcuni giornalisti resta una fonte di bufale. Mentre fra il TG1 e Twitter non c'è proprio differenza.
L'altro giorno ho preso il caffè con alcuni colleghi giornalisti. Uno, un po' più anziano di me, quando ho spiegato che per informarmi apro Twitter, ha risposto che lui non si fida e che Twitter è inaffidabile perché ha detto che è morto Andreotti. O un altro, lui non si ricordava bene. È vero: Twitter ammazza spesso. È capitato anche a Paolo Villaggio e Fidel Castro. Scalfaro l'ha ucciso addirittura prima delle agenzie di stampa. In quest'ultimo caso però per davvero. Dunque, Twitter è un assassino o uno strumento d'informazione?
Ok, lo sai già come la penso. D'altra parte GIYF (e se non sai che vuole dire, ho scritto un post a riguardo). Ecco il primo dei risultati che mi ha regalato la ricerca "bufale TG!" (ho preso il primo tiggì che mi è venuto in mente, che poi per altro è il più importante della tv pubblica): Al Tg1 video-bufala dal web anche per il terremoto del Nord, un post che mette in fila un paio di video di YouTube di anni precedenti trasformati dal TG1 in prove testimoniali di quanto stava accadendo.
Giusto giusto ieri leggevo un post di Silvio De Rossi su come la stampa avesse per l'ennesima volta ripreso i tweet dell'account fake di Federica Pellegrini scambiandoli per veri. Io stesso ho raccontato il caso di esimi colleghi di testate nazionali presi in giro dal fake di Zuckerberg che annunciava l'acquisto di Gowalla via Twitter. È vero però che anche Twitter è pieno di bufale. Il problema è che il giornalista è tenuto a verificare le notizie e Twitter te le dà in anteprima.
Poi certo, come nella vita reale bisogna valutare l'affidabilità delle fonti. Quando morì Scalfaro alcuni giornalisti diffusero la notizia prendendo per buono un tweet perché sapevano che dietro all'account che aveva dato la notizia c'era una persona molto vicina all'ex presidente della Repubblica.
Più che stare alla larga da Twitter, sarebbe il caso di tornare a fare i giornalisti.
Certo il problema è l'erudizione digitale del giornalista o di chiunque si approcci a Twitter.
Ma anche nei giornali cartacei si leggono parecchie imprecisioni e stupidaggini, certo non la morte di Andreotti.
Tutti dovremmo formare il nostro "crap detector". Il fact checking deve essere la normalità specie per un giornalista.
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alle 18:00
Davide Costantini
E aggiungo, Internet ci da molti più strumenti che in passato per verificare le notizia. Basta saperla usare.