Web, tecnologia, open source e social network
Perché ho aperto un account per postare sul social network dell'Huffington Post.
Scrivo gratis sull'Huffington Post e mi va già bene così. Pensa se mi toccasse pagare per farlo! E invece no, al signor Gubitosa di LSDI non sta bene. LSDI sta per Libertà di Stampa e Diritto all'Informazione, ma in questo caso sono contro il mio diritto di manifestare liberamente il mio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Aka art.21 della Costituzione.
Questa è ipocrisia. Fino a che i miei contenuti li sfruttano Google, Facebook, Twitter, Tumblr o Instagram per farci i soldi, ok, ma se lo fa un altro social network non va bene.
Ho liberamente scelto di postare alcuni pensieri articolati sull'HuffPo e secondo il Gubi sono un becchino che contribuisce a uccidere il giornalismo. Di solito i colpevoli danno la colpa agli altri, e così il giornalista accusa il blogger di deprezzare il proprio lavoro se scrive i propri commenti alle notizie su un social network. Perché l'HuffPo è questo: un social network con all'interno una testata giornalistica che si occupa di fare informazione.
Il paragone con i giornali non regge. Gli opinionisti dei giornali sono chiamati a commentare le notizie e pagati per farlo. A me Lucia Annunziata non mi dice nulla: posso scrivere quello che voglio quando voglio. Non mi ha arruolato, ho scelto io liberamente di postare lì sopra.
Caro Gubi, smetto di scrivere i miei commenti sull'HuffPo se tu smetti di scrivere i tuoi su Facebook, Twitter e Google Plus, chiudi il tuo blog su Tumblr e la pianti di regalare le tue immagini a Instagram. E che cazzo, così deprezzi il mio lavoro di opinionista e fotografo porcavacca! Oh, lo sai che alla Cnn hanno tagliato dei fotografi con la scusa che prendono le foto dagli utenti? Tu probabilmente sei contro il citizen journalism, lo so, ma che vuoi fare, togliere il diritto alla gente di raccontare storie? Vuoi obbligarci tutti a chiudere l'account di Twitter e Facebook?
Eh no, caro Gubi, non accetto che tu venga a sindacare dove posso esprimere i miei pensieri.
Ma perché scrivo gratis sull'HuffPo? Lo so che te lo stai chiedendo (no non tu Gubi, ora mi rivolgo al mio lettore). Guarda, lo sai che volevo avviare un blog sulle startup da tempo e che www.startuppari.com è un esperimento in questa direzione. L'HuffPo mi offre la possibilità di farlo senza preoccuparmi di gestire il blog. Anzi esponendomi a commenti e critiche, che fanno sempre bene. E come condivido gratis i miei pensieri su l'HuffPo, lo faccio su Twitter, Facebook, Google Plus, Instagram e lo farò su Medium, un altro social network che va in questa direzione: permettermi di condividere pensieri più lunghi con un pubblico diverso.
Ho pubblicato finora solo un post e già sono entrato in contatto con diverse interessanti persone. Come mi è stato possibile tramite Twitter o Facebook, che al prezzo di condividere i miei commenti mi hanno messo in contatto con diverse persone che mi hanno raccontato storie da cui sono poi nati articoli pagati. Poi certo loro infilano le pubblicità fra le mie mutande per fare i soldi, ma che ci vuoi fare? Se non ti sta bene, e ad alcuni non sta bene, ci sono social network come app.net che ti chiedono di pagare per avere il tuo Twitter senza pubblicità.
Tecnicamente parlando, l'HuffPo mi offre la stessa opportunità che mi offrono Twitter o Facebook: entrare in contato con le persone. Il giornalista oggi non può prescindere dall'ascoltare la gente. Perché siamo al servizio del lettore. E se questo lettore continuiamo a ignorarlo, finiamo con lo scrivere solo perché un editore ci paga. (Ehm, sì Gubi scusa, sono un collega a cui non piace aver tappata la bocca)
Più contatti, più notizie, più articoli venduti. Le persone come il Gubi sono un pericolo per noi freelance, perché non vogliono che emergiamo per mantenere lo status quo.
Se poi su Twitter, Facebook, HuffPo, Tumblr, Instagram etc ci passo del tempo perché mi piace, mi diverte e lo considero un investimento, sarà mica che qualcuno può venire qui a dirmi che no, non ho il diritto di farlo?!
Che l'Huffington Post non pagasse i blogger è cosa nota. Ne ho parlato quando li ho definiti blogger open source. Se poi il Tagliaerbe o il Gubi fino a oggi non si sono occupati del tema, io non ci posso fare nulla.
Non ho cambiato idea: fino a che ho la libertà di scegliere dove postare le mie cose come pare a me, quando piace a me, non tollero che qualcuno di arroghi il diritto di screditare le mie scelte.
Non scrivo per l'HuffPo, ci tengo a sottolinearlo. Ho aperto un blogger-account per condividere certe riflessioni che altrove non riesco a fare. E posso smettere quando voglio, se avrò la sensazione di essere sfruttato.
Libertà! Libertà! Libertà!
photo credit: Ed Yourdon via photopin cc
EDIT: C'è chi si chiede se i blogger vadano pagati. Secondo me la questione è posta male. Chi lavora va pagato. Gratis si ozia.
Bon, a questo punto, penso proprio che ci sia una incomprensione di fondo.
Secondo Gubitosa scrivere su HuffPo è lavoro non pagato, e ti ha spiegato perché lo ritiene tale.
Secondo te no, perché equipari HuffPo a facebook ecc.
Una blogger che conosco scrive per Liquida, e la pagano.
Cos'è HuffPo? Una testata giornalistica? Un aggregatore? Una piattaforma?
Non è scaldandosi e insultando che potrete risolvere la questione (se vi interessa farlo; o ritenete che ciò possa essere utile per chi vi legge – per me per esempio lo sarebbe).
A qualcuno manca una informazione, o qualcuno ce l'ha sbagliata.
In ogni caso, per quanto Gubitosa possa darti fastidio, non direi proprio che fa parte della tua "casta": come idee, spirito, azioni, ecc., è davvero in tutt'altra zona. Se provassi a informarti, lo vedresti da solo.
Silvio personalmente sono d'accordo con te sullo scrivere in cambio di visibilità e altre monete immateriali nel proprio tempo libero, lo faccio per molti blog e anche per una testata giornalistica online, però ammetto che il problema blog/compenso è più che mai reale ma soprattutto in ottica legittimazione. L'ecosistema è vario e si differenzia da caso a caso: Chi viene pagato? Perché? Come ottenere quella legittimazione? Devo essere anche giornalista (cioè ancorato ad una macrostruttura) oppure fa lo stesso e basta la qualità/notorietà/quantità della mia penna digitale?
Non concordo invece quando metti sullo stesso piano scrivere per HoofPost e su Facebook e Twitter, a livello macro il ragionamento può filare ma a livello micro, per la persona che scrive e che ci mette del suo (tempo/impegno/conoscenza) è uno sforzo differente. Sono piattaforme diverse con tempi e modi di fruizione (e di impegno) diversi, e soprattutto possibilità diverse di accesso agli stessi (lettore/editore).
Ho scritto un articolo sull'argomento cercando di sollevare qualche domanda dal punto di vista di un blogger (non giornalista) senza prendere per assoluta una visione dicotomica da dentro o fuori, da blogger Vs giornalisti: http://marketingarena.it/2012/09/27/huffington-post-e-blogger-nuovi-e-vecchi-modelli-di-engagement-online/ Sarebbe interessante sapere cosa ne pensi tu e anche il signor Gubitosa. Attenzione, questo post l'ho scritto per il blog dell'agenzia per cui lavoro, però l'ho fatto nel tempo libero, in orario di lavoro non c'è tempo :)
Per Silvio: cambia l'oggetto del tuo paradossale post in Dr. Carlo Gubitosa dato che Carlo, nella sua modestia, non dice che ha due lauree: ingegneria e giornalismo (dunque gli errori di grammatica, lui, non li fa)
Seconda cosa: cancellare i commenti ad un post provocatorio come questo è terribile, contro la net-etiquette. Ma temo che Huffington Post ai abbia obbligato a farlo... LIBERTA' LIBERTA' LIBERTA'.
Ultima cosa (e, ahimè, la più seria): credo che il lavoro stia diventando davvero un privilegio. Dallo stipendio si è arrivati a farlo gratis (per far ingrassare qualcun altro) ma temo che davvero tra un po' pagheremo noi per avere l'opportunità di lavorare (ci pagheremo quanto meno i contributi che adesso il datore di lavoro ci versa). Voi cosa ne pensate?
Ne discutiamo sul profilo Facebook di Carlo per non portare altra acqua al mulino di Silvio, HuffPost e simili a cui abbiamo dedicato già troppo del nostro tempo? :-)
EDIT: su questo Blog non viene cancellato alcun commento, neppure questo che è evidentemente falso e infamante. L'utente Gulizia ha bloccato l'utente Gubitosa su Facebook perché questo lo importunava con i propri commenti. È per questo che l'utente Gubitosa non li vedeva più, per il semplice desiderio del Gulizia (cioè mio) di non avere più a che fare con lui.
AHAHAH Silvio Gulizia ma che ti sei cancellato tutti i commenti? Tu che sei un valido blogger dovresti sapere che la rete hai la memoria lunga... se volevi evitare una brutta figura cosi' te la sei raddoppiata.
(CHI VUOLE LEGGERE I COMMENTI DI GULIZIA A CUI SI RIFERISCONO LE MIE RISPOSTE PUO' CLICCARE QUI SOTTO).
"EDIT: C'è chi si chiede se i blogger vadano pagati. Secondo me la questione è posta male. Chi lavora va pagato. Gratis si ozia".
LOL :-)
Non so se e' piu' patetico il "liberta' liberta' liberta'" in coda al'articolo (liberta' di farsi sfruttare aggratis, bella roba) oppure ll'EDIT posticcio che alla fine dice la stessa cosa che dicevo io. Quando dicevo "smettiamola col gratis" non mi riferivo infatti a chi ozia gratis da amateur come Gulizia ed e' giustamente orgoglioso di farlo, ma a professionisti che producono contenuti giornalistici lavorando gratis per costruire pezzi ben piu' pregnanti di questo articolo.
manco a farlo apposta, ecco che oggi sull'Huffington una blogger non ha fatto altro che copiare e incollare un post che aveva scritto su Facebook. http://www.huffingtonpost.it/giuseppina-la-delfa/i-miei-figli_b_1920102.html?utm_hp_ref=italy&utm_hp_ref=italy che ne pensate?
per il commentatore anonimo che stamattina mi ha inviato una mail con soli insulti: sei proprio uno sfigato, potevi almeno lasciare il tuo indirizzo mail no?
prima di commentare, leggetevi che cosa signfica blogger open source. c'è un link, seguitelo. è una cosa da blogger mettere i link.
mi sembra che l'huffington post rappresenti una sorta di grande fratello per gli scrittori sconosciuti: ti dà una certa visibilità, i famosi 15 minuti di celebrità, e se sai attirare abbastanza l'attenzione su di te magari riesci anche a farti un nome. Perchè quelli del grande fratello diventano più stupidi, ignoranti e stravaganti ad ogni nuova edizione? perchè il meccanismo garantisce che ad avere successo siano queste persone: le più determinate saranno quelle che sanno o sono convinte di non valere nulla, e che l'unica loro speranza nella vita è di farsi vedere in televisione e fare un po' di soldi.
Certo non tutti sono così, lo scrivere può essere un passatempo e basta, ma se per te lo è allora perchè te la prendi contro chi ce l'ha con i giornalisti che svendono il loro lavoro? Ma nel contempo dici di essere un giornalista, ma dici anche che non sono i blogger che vanno pagati ma il lavoro, e tu accetti di non essere pagato, quindi non sei realmente un giornalista perchè se non ti fai pagare vuol dire che il tuo non è un lavoro.
L'Huffington Post non è un social network qualunque, in cui ad esempio una tredicenne può parlare del ragazzo che le piace o dell'ultimo compito di matematica, è un sito che si propone come un giornale online, e quindi si suppone che chi ci scrive lo faccia perchè si considera giornalista, quindi dovrebbe anche comportarsi come un giornalista ed essere pagato come un giornalista, almeno se ciò che scrive riscuote interesse. E questo non è neanche proprio solo dei giornalisti, ad esempio su squidoo puoi pubblicare articoli e ricevere la metà dei guadagni pubblicitari generati dai visitatori, è un sistema semplice, chiaro ed efficace, e aiuta chi non ha le conoscenze, il tempo o la voglia di farsi un sito proprio e starci dietro, e se non ti interessa guadagnare puoi destinare automaticamente i soldi in beneficenza.
Certo piacerebbe a tutti debuttare su un grande palcoscenico e avere subito un enorme successo e una grande carriera, ma a parte pochi fortunati la vita non funziona così. e se passi troppo tempo a cercare il palcoscenico giusto e a sbracciarti per farti notare finisce che non fai quasi altro nella vita. è vero che anche il marketing ha la sua importanza, ma la cosa più importante è ciò che si scrive, se non ci si concentra su quello si possono avere tutti i riflettori puntati su di sé ma sarà solo un fallimento, perchè al momento di andare al sodo la gente si accorgerà che non dici assolutamente nulla, che sei così impegnato a gridare per farti sentire da tutti che non presti attenzione a cosa stai dicendo.
Non ci sono scorciatoie all'impegno, allo studio, al talento e alla professionalità, almeno se vuoi davvero dire e dare qualcosa, altrimenti puoi fare domanda al Giornale per sostituire Sallusti.
In questo articolo c'e' molta confusione. Confusione tra contenuti giornalistici (post, articoli) e chiacchiere da salotto (status di facebook, tweet, commenti).
Confusione tra pensieri ad alta voce e scrittura giornalistica, in altre parole confusione tra contenuti che valgono zero perche' chiunque puo' aprire bocca e dire o scrivere cio' che pensa e contenuti che presuppongono la conoscenza di un linguaggio, di un insieme di tecniche, di una deontologia.
La differenza tra il giornalista che fa informazione e l'opinionista che fa vetrina in televisione e' palese, in questo articolo e' azzerata, e le due categorie sembrano coincidere, a tutto beneficio di chi vuole avvantaggiarsi di questa confusione per dire che i blogger non vanno pagati.
Credo quindi che dalla mia prospettiva non sono io ad essere ipocrita, ma chi ha scritto questo articolo ad essere un po' confuso. Continua pure a scrivere gratis dove ti pare, mica ti voglio tappare la bocca. Mi piacerebbe solo che quando scrivi cose che hanno un valore giornalistico questo valore venisse riconosciuto.
Aggiungo poi la confusione tra "open source" (dove il sorgente e' a disposizione di tutti) e la pubblicazione su portali che mettono il timbro del copyright su quello che scrivi (si legga l'ottimo articolo di Pino Bruno sulle condizioni d'uso applicate dall'HuffPo.
http://pinobruno.globalist.it/2012/09/ecce-bombo-i-blogger-e-lhuffington-post-italico/
C'e' anche la confusione tra il diritto ad esprimersi che nessuno ha negato e il diritto di essere retribuiti che non ho negato io, ma De Benedetti e la sua dipendente Lucia Annunziata.
Sono questi personaggi il vero pericolo per i freelance del web, cioe' per quelli che vogliono PRATICARE LA PROFESSIONE GIORNALISTICA GUADAGNANDOSI DA VIVERE SCRIVENDO.
Se invece usciamo dal mondo della professione, quello dove c'e' una prestazione d'opera e un compenso, ed entriamo nel mondo del volontariato, allora i volontari del web come Gulizia possono stare tranquilli perche':
1 - Io non sono un pericolo per nessuno perche' non ho ne' l'interesse ne' la possibilita' materiale di impedire alla gente di scrivere gratis dove gli pare.
2 - Ho solo lanciato un appello, un invito accorato a interrogarsi SULLA RESPONSABILITA' SOCIALE delle proprie azioni. Nessuno e' stato obbligato a raccogliere questo invito. Se tu sei in pace con la tua coscienza scrivendo gratis, volta pagina e ignora quel che ho scritto, cosi' come un vegetariano ignorerebbe un invito ad abbassare il colesterolo mangiando meno grassi animali.
3 - Se invece il "giornalista a costo zero" Gulizia ha paura che il mio invito possa "impedirgli di emergere", e al tempo stesso pensa di poter emergere solo su grandi vetrine molto in vista, vuol dire che forse non da' poi tanto valore alla sua scrittura, e pensa che per emergere basti scrivere sull'HuffPost (qualunque cosa si scriva) e per fallire basti il mio innocuo invito. Io invece sono convinto che un bravo giornalista possa emergere anche sul proprio sito web personale, mettendosi almeno in tasca i soldi degli annunci adwords.
Stai tranquillo Gulizia, non sono uno di quelli a cui piace emergere camminando sulla testa degli altri, e forse proprio per questo non ho fatto molta carriera... la sentenza del tuo processo alle mie intenzioni non e' corretta: se tu emergerai con il valore della tua firma, io non potro' che esserne contento. Mi dispiacera' se sarai famosissimo ma cio' nonostante resterai senza il becco di un quattrino in tasca perche' il valore delle tue competenze si sara' nel frattempo azzerato sul mercato editoriale.
Rimane la tristezza che nasce dal respirare tutta la rassegnazione e l'accettazione dello sfruttamento condensata nella frase "Poi certo loro infilano le pubblicità fra le mie mutande per fare i soldi, ma che ci vuoi fare?"
La frase "non tollero che qualcuno di arroghi il diritto di screditare le mie scelte", dimostra che la teoria giornalistica non e' un optional e va studiata, e in questo caso urge un ripassino sulla differenza tra diritto di critica (che ho esercitato io criticando in generale un comportamento) e diffamazione (che hai praticato tu chiamando ipocrita un determinato individio con tanto di cognome nel titolo, solo perche' faccio differenza tra la scrittura giornalistica e quella che pratico su twitter).
In ogni caso stai tranquillo, per dimostrarti che non ho nessuna intenzione di ostacolare la tua brillante carriera, considerero' le tue espressioni potenzialmente diffamatorie come delle semplici intemperanze giovanili a cui non dare troppa importanza, tanto piu' che non erano mica contenute in un articolo di un giornalista consapevole del valore economico dei propri scritti, ma in un post dal valore nullo di un blogger che ha ormai fatto pace col concetto che i suoi scritti non valgono neppure un centesimo bucato sul mercato editoriale.
E se mi permetti un parere diverso dal tuo, penso che sia proprio questa mancata coscienza del nostro valore che ci impedisce di emergere portando gratis contenuti giornalistici a chi fino a ieri li avrebbe pagati mentre oggi li disprezza pur costruendoci sopra un intero piano editoriale.
Lettura interessante ma l'argomentazione utilizzata da Annunziata per motivare il non pagamento non sta né in cielo né in terra. Anche io scrivo su un blog e lo faccio con pro e contro. Ma non direi mai che non prendo soldi perché siccome esprimo opinioni queste non hanno valore: è una solenne minchiata.
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Silvio, ti parla un privilegiato, garantito, ecc. ecc., insomma uno di quelli che adesso gli editori non assumono (quasi più)-
Capisco il tuo ragionamento, lo posso condividere o no, ma lo capisco benissimo e ha una sua coerenza, ma permettimi due sole osservazioni:
1. la differenza fra Wordpress, Facebook, Instagram e l'HuffPo è anche che l'HuffPo non accetta chiunque voglia aprirsi un account, ma sceglie i suoi blogger (tanto che non ne vuole più di 600);
2. che cosa significa: "Ho aperto un blogger-account per condividere certe riflessioni che altrove non riesco a fare". Vuoi dire che non riuscivi a scrivere le stesse cose su un blog aperto su Wordpress, che qualcuno te lo proibiva?
Ciao, buon lavoro